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Surdo e Sud Sound System

Premio Pivi per il videoclip "Do parole"

6 Ottobre 2014

Il Pivi ed il Pimi sono un po’ gli Oscar degli artisti indipendenti, assegnati per il videoclip e per la musica durante i giorni del Mei, il Meeting delle etichette indipendenti. Il regista salentino Gabriele Surdo è tornato a vincere il Pivi per la terza volta con “Do parole” dei Sud Sound System. Verrà loro assegnato questa sera a Faenza su un palcoscenico dove saranno premiati, tra gli altri, Mannarino ed Emis Killa. Surdo aveva già vinto il Pivi nel 2010 con il video “Chi sono io” dei Fonokit e nella scorsa edizione ha avuto la nomination per “Sole” dei Negramaro.

È sempre un’emozione vincere in un contesto così prestigioso…
«Mi riempie d’orgoglio l’esserci riuscito realizzando un video con pochi mezzi, in stop motion, una tecnica cinematografica molto artigianale».

Ci spieghi allora in che consiste questa tecnica?
«Il termine “passo uno” o “animazione passo uno” si ricollega alla scelta di quadri, ovvero i fotogrammi, per secondo. Proprio come faceva Méliès alle origini del cinema: invece di filmare si fanno fotografie, 12-15 scatti al secondo. In totale 3000 foto che nel video danno l’idea del movimento, montati tutti in camera».

Un lavoro di squadra, quindi, per questo divertente video pieno di invenzioni…
«Mi sono avvalso di preziosi collaboratori tra i quali il visual consultant Alessandro Maria Polito, Chiara Saurio che ha un talento incredibile e gli assistenti allo stop motion Lorenzo ed Emanuele Manta, Daniele Pratolini e Noemi Valletta. Un team salentino al 100 per cento».

L’idea nasce dal testo o dalla musica?
«È stato il bit del brano dei Sud Sound System a suggerirmi la tecnica del “passo uno”. Volevo una materia semplice ma di forte impatto: l’utilizzare frutta e verdura è un omaggio ai contadini ma significa soprattutto amare le nostre radici, temi che sono poi alla base della musica dei Sud. Autentici protagonisti nei tre giorni di lavorazione, dal venerdì alla domenica per 15 ore di seguito. Sempre presenti, disponibili. Un lavoro meticoloso, di pazienza e forza di volontà. I movimenti dei corpi e degli oggetti erano minimi e dovevano collimare nello stesso punto. “Do parole” è la prima favola raccontata utilizzando la tecnica analogica vegetale. Ho avuto una squadra di ragazzi formidabili, si è creata una sinergia totale. C’era un silenzio rigoroso, un rispetto per i ruoli ammirevole. Non avrei mai potuto fare questo video da solo».

Una Factory tutta salentina come risposta alla mancanza di lavoro, convinti che la crisi possa liberare nuove energie…
«Einstein diceva crisi è cambiamento. Mia nonna ripeteva “acqua ferma stagna e puzza”. Lecce è una città piena di talenti che respirano aria cosmopolita. Non siamo secondi a nessuno. Ma bisogna dare delle oppurtunità ai nostri ragazzi che hanno fame, voglia di imparare. E non deve essere solo un privato a farlo. Il ruolo delle istituzioni è importante per creare figure professionali, dai direttori della fotografia ai macchinisti e ai tecnici delle luci e del suono. Quando si gira un film qui ci si limita alla scelta delle comparse, i tecnici arrivano da Roma. E non è giusto perché le energie qui ci sono, non bisogna lasciar andare via i talenti».

Anche tu sei andato via, hai completato la tua formazione a Londra ma poi sei tornato…
«A Londra mi sentivo cittadino del mondo e salentino al cento per cento. C’è sempre stata la volontà di tornare e fare le cose qui. Basta vittimismo e assistenzialismo, viviamo un momento storico importante ma bisogna cambiare nella testa, uscire fuori illuminati da questo nuovo Medioevo. Sta male chi resta ancorato a vecchie logiche. Anche stando qui siamo al centro del mondo e le cose accadono se c’è la volontà per farle accadere».

Hai pensato al grande salto, a dirigere un film?
«Sì. È stata la mia ossessione ma ora mi dico che accadrà quando sarò maturo al punto giusto. “Less is more” è il mio motto, è un discorso di maturità. Aspettare il momento giusto ma continuando a lavorare».

Fonte:quotidianodipuglia.it

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